QUANDO L'ARTE INVADE LE CITTA' E COINVOLGE LA SOCIETA'. GLI ARTISTI DELLA NEW PUBLIC ART

Foto: Michael Gaida
Foto: Michael Gaida

Come camaleonti gli artisti di ultima generazione sono abili trasformisti, la loro arte, dinamica ed eclettica, cambia colore e direzione come il cubo di Rubik e forma e significato come una macchia alla Rorschach; sanno adattarsi all'ambiente circostante, sanno tessere relazioni e comunicare mediante innumerevoli linguaggi artistici. La multidisciplinarietà è all'ordine del giorno; il loro obiettivo non è più aleggiare, sospesi a mezz'aria, sopra un divano dalla tappezzeria kitsch, ma invadere le città e dialogare con la gente.

 

L'artista camaleonte non vuole "occupare" piazze, rotonde, piazzole o delimitati e circoscritti porzioni di spazio urbano; la città la vuole tutta!

Essa diventa, nelle sue mani, una fucina sperimentale, un work in progress che supera le distinzioni tra arte, architettura, urbanistica, design e arredo urbano; è un open space dove l'azione artistica agisce direttamente sul territorio.

Jurgen Habermas definisce la sfera pubblica una zona a metà strada tra società e stato, uno spazio democratico accessibile a tutti, in cui i cittadini s'impegnano nell'esercizio della razionalità critica in nome dell'interesse comune; un luogo nel quale ci si sente universalmente rappresentati. In questo centro di vita sociale, fatta di scambi e confronti, l'artista camaleonte focalizza l'accento sia sull'oggetto sia sul processo.

 

Dagli anni '60 ad oggi artisti americani ed europei si sono dedicati all'arte pubblica e sociale, la possiamo chiamare Public Art, Land Art, Earth Art, Urban Art, Social Art, Community Art o Urban Design; ma il comune denominatore è uno: fare arte in un contesto pubblico dal forte contenuto sociale ed antropologico. Aree depresse, quartieri periferici, archeologie industriali, giardini condominiali, plessi scolastici e ospedalieri vengono ripensati e riprogettati dal punto di vista estetico-emozionale anche in funzione delle persone che li vivono e li frequentano quotidianamente.

Questo è il nuovo pubblico dell'artista camaleonte! Multiculturale, eterogeneo ed estremamente curioso.

 

 

Un pubblico che viene coinvolto e che si lascia coinvolgere, che può decidere, scegliere e modificare l'intervento artistico; la New Genre Public Art per esempio innesca processi e meccanismi relazionali tra artista e pubblico tanto da condizionarne l'esito finale.

A confronto, il monumento celebrativo pare oggi antico come un monolite e la soggettività dell'artista anacronistica, il camaleonte ha abbandonato l'obsoleto abito dell'autoreferenzialità per indossare quello del militante di valori sociali e collettivi e quello (in linea con le scelte politiche) del demiurgo preposto alla riqualificazione  urbanistica, socialmente sostenibile. Si è trasformato in un animale sociale a tutti gli effetti, dialoga con altri artisti, si unisce a loro, condivide pensieri e azioni. E' un artista che vive "pubblicamente" il suo fare arte.

 

Mi piace pensare di poter uscire di casa e di incontrare i topi satirici di Banksy, da lontano intravedere l'Angel of the North di Antony Gormley, e quasi inciampare sul sonnecchiante e irriverente Cumil che esce dal tombino forse per sbirciare le belle gambe delle donne; mi piace pensare che in futuro l'arte inonderà completamente lo spazio pubblico, lasciando segni indelebili capaci di produrre pensieri ed emozioni agli occhi di chi la vive.

 

A cura di Simona Negrini


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Commenti: 1
  • #1

    laba.edu (venerdì, 20 aprile 2012 06:30)

    Sarebbe interessante poter avere un seminario su un argomento del genere a Brescia...