ARGILLA POLIMERICA. ORIGINI E USO NEL GIOIELLO CONTEMPORANEO

Polymer clay, tradotto in italiano argilla polimerica, è un materiale di sintesi con una certa affinità con la bakelite.

Le sue origini ci riportano nella Germania del 1939, quando Kaethe Kruse iniziò a fare esperimenti con un nuovo prodotto: il suo intento era quello di creare bambole, ma i risultati non furono esattamente quelli ricercati. Intanto sua figlia Sophie, giocando con la "pasta" iniziò a fare alcuni esperimenti, aggiungendo del colore alla materia e creando oggetti. Iniziò così a modellare vasi, miniature e fare mosaici. Fu così che Sophie Kruse creò la prima etichetta commerciale dell'argilla polimerica: FIMOIK, datata 1954.

 

Nel '64 la Eberhard-Faber ne acquista i diritti; nel '78 la stessa compagnia viene acquisita dalla Staetdler e presto il prodotto viene lanciato sul mercato con il nome FIMO: 15 colori e 2 grammature. Intanto negli Stati Uniti la Zenith crea un nuovo prodotto che si presentava come un'argilla che poteva essere modellata e cotta in forno a basse temperature: nacque così il materiale da scultura Sculpley, venduto in blocchi bianchi, mentre i colori vennero aggiunti anni più tardi con la nuova etichetta Sulpley III. In seguito a queste, altre etichette commerciali sono state poi create nel corso degli anni, quali Cernit, Kato Polyclay, Pardo, Premo e qualche altra etichetta meno nota.

 

LE CARATTERISTICHE

Le diverse etichette hanno delle piccole differenze in termini di durezza alla lavorazione, tempi di cottura e flessibilità dopo la cottura; ma i composti chimici di cui sono formate sono sostanzialmente gli stessi. Si tratta di minuscole particelle di cloruro di polivinile sospese in un plastificante che la mantiene flessibile fino a quando non viene cotta a determinate temperature e per un certo tempo, quando le particelle si induriscono definitivamente.  I pigmenti all'interno danno il colore originale, ma altri tipi di pigmenti si possono unire al composto. Nel corso degli anni sono stati eliminati i componenti ritenuti tossici, gli ftalati, che servivano a dare consistenza al materiale. Oggi sappiamo che questo materiale è totalmente atossico, e se viene lasciato bruciare si trasforma in cenere.

 

Come l'argilla ceramica tradizionale, la sua composizione chimica permette al materiale di essere lavorato con diverse modalità e finalità. Può essere scolpito, stratificato, mescolato, piegato, modellato. L'argilla polimerica può essere stampata, colorata, dipinta, strutturata, levigata, forata. Un materiale che non restringe, i cui colori restano separati durante la cottura e durante la miscelazione e si colora anche dopo la cottura. Per tutti questi motivi e per le infinite possibilità che offre, l'argilla polimerica è diventato un materiale relativamente poco costoso e facilmente lavorabile per gli artisti. 

 

IL VALORE ARTISTICO DEL GIOIELLO IN ARGILLA POLIMERICA

Inizialmente ritenuto adatto solo come gioco da bambini, presto ha suscitato molto interesse anche da chi realizza gioielli per il suo enorme potenziale, e nel corso degli anni il materiale ha perso la sua unica valenza come materiale per hobby, per diventare a buon diritto un materiale oggetto di studio e per la creazione di vere opere d'arte.

 

Tra i collezionisti e i professionisti che studiano e si occupano dello sviluppo dei materiali per la gioielleria, tarda un po' ad arrivare l'idea che un tale materiale possa entrare a pieno titolo tra quelli con cui è possibile creare opere d'arte o oggetti di valore, a causa della sua natura chimica, in particolare per la sua componente plastica, che non ha un valore commerciale condiviso e non è un materiale prezioso.

 

Arriva però il PMC, Precious Metal Clay, noto anche come Metal Clay Silver, ovvero una formula basata su un materiale prezioso (l'argento) che però ha dei costi e delle modalità di cottura e lavorazione diverse. In sostanza è una pasta d'argento che cuoce a circa 600° con cui si possono realizzare oggetti. Questo materiale è riuscito a suscitare un certo interesse tra i professionisti ma resta il fato che l'argilla polimerica tradizionale si presta molto di più ad essere un materiale adatto alla sperimentazione, alla creazione artistica e alla realizzazione di idee originali. Prendendo spunto da alcune dichiarazioni della Huhes, la fortuna dell'argilla polimerica sta anche nel fatto che è un materiale giovane, libero da schemi concettuali rigidi, attribuzioni di valore preconfezionati, il cui valore potenziale non è condizionato anzi, la sua storia e la sua tradizione sono scritti ogni giorno, avanzando ogni giorno.

 

Il FIMO è commercializzato a partire dai tardi anni '80 ma per lungo tempo poco resta poco conosciuto e utilizzato, pressoché esclusivamente come materiale creativo per hobby e passatempi. Non tutti conoscono il collegamento che c'è tra le paste polimeriche e l'arte, l'uso professionale che è possibile farne nel campo del bijou e lo sviluppo che ha avuto negli anni nel nostro Paese. 

Approfondiremo l'argomento nel prossimo articolo.

 

A cura di ClyArt (Rossella Puoti)


LA GUIDA SULL'ARGILLA POLIMERICA


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Commenti: 1
  • #1

    roberta bruno (venerdì, 25 novembre 2011 19:36)

    complimenti per l'articolo :) aspetto il seguito...