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nov

2011

ARGILLA POLIMERICA. THE STORY!

Polymer clay, tradotto in italiano argilla polimerica, è un materiale di sintesi, con una certa affinità con la bakelite. Le suo origini ci riportano nella Germania del 1939, quando Kaethe Kruse iniziò a fare esperimenti con un nuovo prodotto: il suo intento era quello di creare delle bambole, ma i risultati non furono esattamente quelli ricercati. Intanto sua figlia, Sophie, giocando con la ‘pasta’ iniziò a fare alcuni esperimenti, aggiungendo del colore alla materia e creando oggetti. Iniziò così a modellare vasi, miniature e fare mosaici. Fu così che Sophie Kruse creò la prima etichetta commerciale dell’argilla polimerica: FIMOIK, datata 1954.

 

Nel ‘64 la Eberhard-Faber ne acquista i diritti; nel ‘78 la stessa compagnia viene acquisita dalla Stadtler e nel ‘66 il prodotto viene lanciato sul mercato con il nome FIMO: 15 colori e due grammature. Intanto negli Stati Uniti la Zenith crea un nuovo prodotto che si presentava come un’argilla che poteva essere modellata e cotta in forno a basse temperature: nacque così il materiale da scultura Sculpley, venduto in blocchi bianchi, mentre i colori vennero aggiunti anni più tardi, con la nuova etichetta Sculpley III. In seguito a queste, altre etichette commerciali sono state poi create nel corso degli anni, quali Cernit, Kato Polyclay, Pardo, Premo e qualche altra etichetta meno nota.

 

Le diverse etichette hanno delle piccole differenze in termini di durezza alla lavorazione, tempi di cottura e flessibilità dopo la cottura, ma i composti chimici di cui sono formate sono sostanzialmente gli stessi. Si tratta di minuscole particelle di cloruro di polivinile sospese in un plastificante che la mantiene flessibile fino a quando non viene cotta a determinate temperature e per un certo tempo, quando le particelle si induriscono definitivamente. I pigmenti all’interno danno il colore originale, ma altri tipi di pigmenti si possono unire al composto . nel corso degli anni sono stati eliminati i componenti ritenuti tossici, gli ftalati, che servivano a dare consistenza al materiale. Oggi sappiamo che questo materiale è totalmente atossico, e se viene lasciato bruciare, si trasforma in cenere. Come l’argilla ceramica tradizionale, la sua composizione chimica permette al materiale di essere lavorato con diverse modalità e finalità. Può essere scolpito, stratificato, mescolato, piegato, modellato. L’argilla polimerica può essere stampata, colorata, dipinta, strutturata, levigata, forata. Un materiale che non si restringe, i cui colori restano separati durante la cottura e durante la miscelazione e si colora anche dopo la cottura. Per tutti questi motivi e per le infinite possibilità che offre, l’argilla polimerica è diventato un materiale relativamente poco costoso e facilmente lavorabile per gli artisti.

 

Inizialmente ritenuto adatto solo come gioco da bambini, presto ha suscitato molto interesse anche da chi realizza gioielli per il suo enorme potenziale, e nel corso degli anni il materiale ha perso la sua unica valenza come materiale per hobby, per diventare a buon diritto un materiale oggetto di studio e per la creazione di vere opere d’arte.

Tra i collezionisti e i professionisti che studiano e si occupano dello sviluppo dei materiali per la gioielleria, tarda un po’ ad arrivare l’idea che un tale materiale possa entrare a pieno titolo tra quelli con cui è possibile creare opere d’arte o oggetti di valore, a causa della sua natura chimica, in particolare per la sua componente “plastica”, che non ha un valore commerciale condiviso e non è un materiale prezioso. Arriva però il PMC, Precious Metal Clay, noto anche come Metal Clay Silver, ovvero una formula basata su un materiale prezioso (l’argento) che però ha dei costi e delle modalità di cottura e lavorazione diverse. In sostanza è una pasta d’argento che cuoce a circa 600° con cui si possono realizzare oggetti. Questo materiale è riuscito a suscitare un certo interesse tra i professionisti ma resta il fatto che l’argilla polimerica “tradizionale” si presta molto di più ad essere un materiale adatto alla sperimentazione, alla creazione artistica e alla realizzazione di idee originali. Prendendo spunto da alcune dichiarazioni della Huhes, la fortuna dell’argilla polimerica sta anche nel fatto che è un materiale giovane, libero da schemi concettuali rigidi, attribuzioni di valore preconfezionati, il cui valore potenziale non è condizionato anzi, la sua storia e la sua tradizione sono scritti ogni giorno, avanzando ogni giorno.

 

Il FIMO è commercializzato a partire dai tardi anni ’80 ma per lungo tempo resta poco conosciuto e utilizzato pressoché esclusivamente come materiale creativo per hobby e passatempi.

Non tutti conoscono il collegamento che c’è tra le paste polimeriche e l’arte, l’uso professionale che è possibile farne nel campo del bijou e lo sviluppo che ha avuto negli anni nel nostro Paese. Approfondiremo la tematica al nostro prossimo appuntamento qui su Gli Artigianauti.

 

A cura di ClayArt (Rossella Puoti)

 

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Commenti: 1

  • #1

    roberta bruno (venerdì, 25 novembre 2011 19:36)

    complimenti per l'articolo :) aspetto il seguito...

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