CHIMAJARNO. GIOIELLI E AGGREGAZIONI DI BOTTONI

Ritrovare un bel giorno la vecchia scatola dei bottoni della nonna a volte può cambiare la vita!

È successo a Chiara Trentin, giovane designer che da quel dì ha creato una nuova tecnica per creare bijoux: aggregando bottoni vecchi e nuovi e realizza infatti sorprendenti monili. Chimajarno, il suo brand, lo testimonia. Le sue creazioni sono state di recente esposte al Fuori Salone di Milano e da qui prende inizio la nostra intervista.

 

Aggregazioni di bottoni, donare nuova funzionalità ad oggetti in disuso senza più le loro asole, e creare così accessori moda talvolta ironici ed enigmatici. Qual è la filosofia di Chiamajarno?

Ho sempre avuto l'impulso di recuperare, riciclare, riadattare e personalizzare, principalmente rivolto verso il mio outfit quotidiano, stimolata da una mamma e una nonna con grandi capacità manuali soprattutto con ago e filo. Ho sempre sentito Chimajarno come una naturale conseguenza della mia individualità, che si esprime e si manifesta tramite il riuso di un oggetto comune.

 

Come nasce il tuo brand?

Ho sempre detto che Chimajarno è il frutto di una serie di casualità, ma c'è chi più volte mi ha risposto che le circostanze fortuite me le sono cercate, anche se inconsciamente. Dopo aver mollato un lavoro in ufficio che mi stava stretto, ho dato più peso alla mia vena creativa, che già da un po' si faceva sentire. Nel 2005 e nel 2006 ho iniziato a partecipare ai primi sporadici eventi, poi nel corso del tempo il vortice Chimajarno è diventato una realtà concreta.

 

Da cosa nasce la tua esigenza interiore di creare?

La mia è un esigenza che ha origine da una necessità personale, ho iniziato armata di trapano e bucando e infilando piccoli oggetti accumulati in casa nel tempo, ho poi ricevuto dalla nonna la scatola di latta piena di bottoni con cui da piccola giocavo, e magicamente i bottoni avevano già i buchi. Da quel momento il bottone è diventato il filo conduttore del mio lavoro. 

 

Poche settimane fa hai partecipato al Fuori Salone, durante la Design week di Milano, insieme all'intero cast di Carrousel. Ritrovarti nella formazione di una squadra così creativamente attiva cosa ha significato per te?

Ho imparato nel tempo a definire sinergia positiva la situazione che si crea in contesti come Carrousel, l'armonia che spesso nasce tra creativi è una fonte di grande arricchimento, un bagaglio di gioie, emozioni, nuovi incontri e vecchie conoscenze, gratifiche e soddisfazioni, confronti positivi e nuove possibilità, e tutto ciò è per me una bella carica di energia.

 

Sono innumerevoli gli eventi ai quali partecipi esponendo le tue creazioni: Ecocentrica, Fa la cosa giusta, Abilmente, Art & art. Qual è solitamente la reazione del pubblico?

In questi ultimi anni ho partecipato a molti eventi ed esposizioni dedicate sia esclusivamente al gioiello contemporaneo, sia all'arte del riciclo, sia all'arte vista come termine più ampio. Questo mio percorso non è nato da studi specifici o da esperienze di settore, posso perciò dire che tutte le esperienze che da un po' di tempo ruotano attorno ai miei bottoni sono state davvero inaspettate e ricche di soddisfazioni. Appagante è stato sicuramente il riscontro da parte delle persone, che con le loro reazioni mi hanno riempito mi hanno riempito di gran entusiasmo e mi hanno regalato e continuano ogni giorno a donarmi molte conferme.

 

Qual è il messaggio che intendi comunicare con le tue creazioni?

Con i miei lavori cerco di trasmettere la voglia di originalità e particolarità, il fascino legato ad un materiale povero che ha acquistato una nuova e forte espressione. Mi piace sempre pensare che le mie creazioni non sono solo aggregazioni di bottoni ma anche aggregazioni di emozioni, ricordi, momenti, che ho incontrato e raccolto tra le persone e nei luoghi in cui sono state esposte.

 

Prediligi bottoni vintage o i protagonisti delle tue creazioni sono frutto di un accurata ricerca di mercato?

La mia ricerca di materiali è continua, spesso giro per negozi e mercatini dell'antiquariato per scovare qualche pezzo particolare o ritorno da qualche viaggio con carichi di bottoni. Effettivamente preferisco i bottoni più datati, quelli degli anni Quaranta e Cinquanta per la loro consistenza materica, ma anche le sfumature e l'eccentricità dei bottoni anni Settanta e i colori d  quelli anni Ottanta. Ho da poco creato una collana con vecchi bottoni in galalite, prodotti molto tempo fa nella colorazione del bianco e poi tinti in bagni di colore in base alle necessità; li ho trovati in una scatola di un mercatino, nel tempo le tonalità dei bottoni si sono mescolate tra loro creando un effetto visivo davvero favoloso.

 

I colori e le nuances lanciate ogni stagione si rifanno ai trend del momento o preferisci uno studio specifico per ottenere la giusta armonia di colori?

Non seguo molto i trend della stagione e le mode del momento, preferisco creare più in libertà seguendo una mia personale visione.

 

Progetti per il futuro?

Tanti eventi in arrivo, alcune collaborazione e poi chissà...

 

 

A cura di Serena Ciarcià


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